Mese Missionario 

Carità e missione: come essere testimoni di carità e missionari in questo tempo nuovo e diverso

Carità e missione” o “carità è missione”? Mai come in questo periodo le due parole coincidono. Tanto da poter tranquillamente sostituire la congiunzione con il verbo.

Ed è questo che, noi operatori Caritas, sperimentiamo quotidianamente nel nostro servizio. Perché non basta l’aiuto materiale, ma c’è bisogno di presenza, del rapporto umano, della condivisione della sofferenza. Sono questi i valori aggiunti che rendono la carità, una missione. E il tempo straordinario che stiamo vivendo l’ha ricordato in modo forte e importante mettendoci davanti a noi stessi, alle fragilità nostre e degli altri. Mai come adesso si fa chiara l’idea che l’unico modo che ha la Chiesa di essere e farsi missionaria è l’agape. E davanti a questo non possiamo chiudere gli occhi. Come ha detto Papa Francesco “Il rischio è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente”. Certamente siamo chiamati a rinnovarci, a trovare nuove modalità, perché la pandemia ha rotto i nostri vecchi schemi. Se vogliamo, ci ha obbligati a un distanziamento fisico ma non a una distanza del cuore! E ora siamo chiamati a interrogarci, a capire come essere testimoni di carità e missionari in questo tempo nuovo e diverso.

Forse basta partire dalla cosa più semplice: leggere i nuovi bisogni del territorio che ci si presentano e provare a darne una risposta. Come Caritas, all’inizio, non abbiamo avuto molto tempo per interrogarci perché l’emergenza chiedeva risposte immediate e concrete.

A queste prime si sono associate, poi, quelle di carattere più emotivo psicologico, certamente non meno importanti. Le persone, soprattutto quelle più sole, erano molto spaventate da quello che stava succedendo, e non potendo ascoltarle di persona, abbiamo messo a disposizione un numero cui rispondeva un sacerdote a loro disposizione.

Abbiamo organizzato la nostra mensa diocesana con i pasti da asporto.

Per gli aiuti materiali, e per la distribuzione di questi a domicilio, siamo stati in rete con i supermercati e con il C.O.C. del comune di Sulmona.

In ultimo abbiamo messo a disposizione un numero telefonico per guidare le persone nella compilazione dei moduli di domande per le misure di sostegno, messe a disposizione dal Governo.

Il 17 Ottobre scorso, Giornata Mondiale di contrasto alla povertà, è stato pubblicato il rapporto di Caritas Italiana che fa un bilancio nazionale degli effetti economici e sociali dell’attuale crisi sanitaria, dal titolo Gli anticorpi della solidarietà. I centri di ascolto registrano un aumento di «nuovi poveri» dal 31% al 45%: tale percentuale ci porta a dire che quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. I soggetti, oltre la metà percentuale di nazionalità italiana, riguardano: le famiglie con minori, le donne e i giovani.

Complessivamente si può dire che, nonostante le misure prese dal Consiglio dei Ministri, circa il 15% delle famiglie ha subito un dimezzamento del reddito complessivo; a questo, si aggiunge che, in 136 diocesi italiane sono stati attivati fondi per piccoli commercianti e lavoratori autonomi.

Tra gli aiuti del Governo, il R.E.M. (Reddito di Emergenza) è stato il più richiesto dalle persone che si rivolgono alla Caritas. Tra i maggiori utenti ritroviamo: nuclei familiari composti da adulti over 50, soprattutto single e monogenitori, con figli maggiorenni, con un reddito fino a 800 euro e bassi tassi di attività lavorativa. Si tratta di un profilo del tutto sovrapponibile a quello di chi percepisce il Reddito di cittadinanza. Questo dice che tra le due misure, rispetto alle caratteristiche dei beneficiari, c’è sovrapposizione piuttosto che compensazione.

A tutti questi dati si aggiunge quello dei volontari attivi in questo tempo sono circa 62 mila. Essi gli angeli del silenzio hanno lavorato e continuano a lavorare instancabilmente per, come ci ricorda Papa Francesco, mettere la «persona al centro»; essi sono i veri anticorpi della solidarietà.

Stiamo ancora imparando, siamo in continuo cammino e la strada è ancora lunga. Attraverso il nostro impegno quotidiano capiamo come sia difficile, essere tessitori di due mondi completamenti lontani, come quello dell’opulenza e della povertà, ma come ci ricorda il titolo della giornata missionaria mondiale, «Eccomi, manda me», siamo mandati nel nome del Signore. La forza della fede ci permette allora di «stare» con la gente e costruire insieme il nostro territorio.

 

Simona D’Amore

Equipe Caritas Diocesana

 

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