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ALLA SCUOLA DEL SABATO SANTO

Il Triduo pasquale, che si conclude con i vespri della domenica di risurrezione, è la sorgente e l’apice della vita cristiana: è il nucleo centrale dell’identità del cristianesimo. Tre giorni intensi e ricchi di grazie che generano i misteri della fede cristiana, la vita liturgica, gli insegnamenti e la maternità della Chiesa. Se il Giovedì ci fa scoprire il testamento del Signore nel comandamento dell’amore, commemora l’istituzione dell’Eucaristia e dell’Ordine ministeriale, il Venerdì rievoca la passione e morte redentrice dell’Uomo-Dio. Il Sabato, unico giorno aliturgico, evoca invece l’attesa, la meditazione e il silenzio. Ha il suo fulcro nella Veglia pasquale, ricca di simbologia nei riti solenni e nei sacramenti celebrati: la benedizione del fuoco, del Cero pasquale e del fonte o dell’acqua battesimale, l’Exultet, i sacramenti dell’iniziazione cristiana, il rintocco delle campane a festa, le letture bibliche che narrano brevemente la storia della salvezza, immergono nel mistero. Sabato Santo sembra una cerniera tra l’oscurità della tomba in cui riposa l’Uomo-Dio e la luce della sua vittoria eterna. Giorno del grande silenzio, la Chiesa interroga e ascolta il mistero della discesa di Gesù negli inferi: l’Amore libera gli antichi prigionieri dalla morte. I tanti rumori del nostro tempo spesso ci allontanano dall’essenziale; le tante chiacchiere inutili che riempiono il nostro quotidiano svuotano la vita interiore e creano un vuoto attorno a noi. Il silenzio modellato su questo giorno, invece, ci porta a rientrare in noi stessi, ad ascoltare Dio e ad ascoltarci. Mentre gli schermi sopravalutano il virtuale, ammutoliscono le lingue, distolgono dal confronto e dagli sguardi, è fondamentale imparare il linguaggio del silenzio e ascoltare il suo messaggio per riscoprire e rivalutare l’interiorità smarrita. Il silenzio parlante e interrogante riapre, dunque, un canale di ritorno alla preghiera e ai valori cristiani. Il silenzio di Gesù storico nella tomba non può lasciare il fedele indifferente e intimidito dalla morte, ma dovrebbe disporlo alla pienezza di un amore gratuito e incommensurabile che redime i peccatori. Il silenzio, allora, non è tanto assenza della parola, del linguaggio oppure un vuoto quanto raccoglimento e accoglienza della Parola di vita, del Verbo di Dio fatto carne, crocifisso, morto e risorto. Il Verbo fatto carne, che sperimenta le tenebre e la morte, diventa voce dei senza voce, di quelle voci taciute, scomode, perché lo proclamavano quale Salvatore. Il silenzio, poi, dispone alla meditazione della Parola di Dio. Se la cultura dello show brillante e dell’evidenza scientifica portano a vivere come se Dio non ci fosse, Sabato Santo ci fa riflettere sull’umiliazione subita da Gesù che, con il suo corpo, conobbe la tomba ma senza corrompersi. Quel Corpo immortale, Tempio distrutto ma ricostruito in tre giorni, invita a meditare sui misteri della morte, dei corpi mortali rinchiusi nelle tombe dei cimiteri nella prospettiva della risurrezione futura. Sabato Santo porta a interrogarsi e meditare sull’essenza della vita, il suo fine, la sua fine, la vita oltre la morte e suggerisce di seppellire tutto ciò che corrompe e mantiene l’uomo prigioniero delle tombe mondane. La «notte veramente gloriosa che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo Creatore» è, infine, notte di attesa attiva, di Veglia: si tratta dell’attesa gioiosa della pienezza dei tempi, dell’umanità rinnovata in Cristo risorto, dell’effusione della grazia, della sconfitta del peccato, della vittoria di Cristo sulla morte. Sabato Santo, perciò, dovrebbe infondere coraggio, fiducia, speranza, ottimismo e motivare, specialmente in questo tempo di pandemia del Covid-19, la prosecuzione del cammino carichi di speranza. Una speranza che non è illusione ma fiducia nella realizzazione progressiva della Redenzione. Con la certezza che l’amore trionfa sempre e che l’ultima parola appartiene a Dio. Siamo invitati a riscoprire che non siamo soltanto polvere ma anche tempio dello Spirito e destinati alla gloria eterna.

don Joseph Mazola