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A ricordar e riveder le stelle: anche in diocesi la XXVI giornata in ricordo delle vittime di mafia

Nella bellissima cornice della chiesa di Maria Santissima Annunziata di Sulmona, il 20 marzo, si è svolta, alle ore 19 un momento di preghiera e di riflessione in ricordo di tutte le vittime innocenti di mafia, promosso dall’associazione LIBERA. Anche la nostra diocesi di Sulmona-Valva, con la città di Sulmona e il nostro vescovo Michele in testa, ha voluto far proprio quel grido di libertà che tanti uomini e donne hanno lanciato al mondo, in particolare alle organizzazioni malavitose, addirittura donando la loro stessa vita.

La giornata del 21 marzo, da qualche anno anche riconosciuta ufficialmente dallo Stato attraverso la legge n. 20 dell’8 marzo 2017 che quest’anno vede la sua XXVI edizione, si prefissa l’obiettivo non solo di ricordare, mediante le vive testimonianze di familiari delle vittime innocenti di mafia, che la Chiesa non esita a chiamare Martiri, ma anche quello di sensibilizzare, le giovani generazioni in primis. In altre parole si può dire che, tale giornata, è il momento in cui dare spazio alla denuncia della presenza delle organizzazioni criminali mafiose e delle connivenze con politica, economia e massoneria deviate. Il ricordo è sensibilizzazione come quest’ultima non può certamente fare a meno del ricordo stesso.

L’edizione di quest’anno, segnata dalla pandemia, è stata caratterizzata da tanti eventi locali: il virus non è riuscito a fermare la cultura. Lo slogan di quest’anno, poi, A ricordare e riveder le stelle vuole da un lato riprendere questo momento che stiamo attraversando e dall’altro celebrare il sommo poeta Dante Alighieri, a 700 anni dalla sua morte, che non solo unisce il popolo italiano, e l’umanità intera, ma celebra la cultura con cui combattere ogni sorta di malavita. A questo proposito poi, si legge nel comunicato preparato dall’associazione stessa, le stelle sono «anche le persone che ogni giorno si battono per la giustizia sociale e la legalità democratica […] Il firmamento è la nostra capacità di andare oltre ciò che stiamo vivendo oggi, per generare un futuro migliore: agire per l’altro e l’altrove, parafrasando lo slogan di Palermo 2020».

Perciò il titolo della giornata vuole essere un inno alla vita. Un celebrare la vita di chi non c’è più ma vive perennemente in Dio e mediante il nostro ricordo; celebrare la vita dicendo, ancora una volta, basta. Riportiamo, perciò, le parole del Vescovo Fusco:

Alcuni greci chiedono a Filippo di vedere Gesù, il maestro risponde con questa breve parabola. “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”.

Gesù afferma che è giunta l’ora della gloria, il Padre lo glorificherà. La sua gloria si manifesterà attraverso la sofferenza e la nuova vita, la resurrezione. Ai suoi ascoltatori di ieri e di oggi, a chi desidera conoscere Gesù, a questi dice con chiarezza che la strada è guardare il chicco di grano che cade in terra, marcisce, trasforma quella terra che ha toccato e genera frutto, una nuova vita, una spiga. Come il chicco di grano è profezia di pane così Gesù, è venuto a sfamare la fame di senso di tutta l’umanità.

L’uomo da sempre vorrebbe sfuggire la morte, vorrebbe superare il suo limite la sua vulnerabilità. Cerca in tutti i modi di evitare la morte e la malattia come in questa pandemia. Passa la vita a scappare dall’ipotesi della morte, quando non ci riesce, cade in depressione, in angoscia, vissuta anche da Gesù prima della morte.

Come risolve Gesù questa paura? La strada che presenta a tutti i suoi discepoli è quella dell’abbandono nelle braccia del Padre, è credere che il Padre lo glorificherà. Si risolve nella relazione profonda col Padre, Chi vuole salvare la sua vita la perde, chi si attacca alla sua vita e non la dona non porterà frutto, sarà sterile; chi saprà donarsi, invece, trasformerà la terra dov’è stato piantato e generare, così, vita.

Questa è l’esperienza delle tante vittime innocenti di Mafia, che hanno donato la vita, hanno speso la loro esistenza per affermare la giustizia e i valori della legalità. La loro morte non è stata inutile, hanno fecondalo la terra, la società di semi di speranza. Il loro consumarsi fino a donare la vita resta un segno importante per tutti noi che condividiamo una società fondata sulla verità.

Fare memoria delle persone che sono state uccise dalle Mafie, ricordarle come stelle luminose nel buio della notte, dona speranza a tutti quelli che si battono ogni giorno per la legalità e la democrazia, stelle cui guardare, cui volgere lo sguardo per non perdere la speranza.

 

fonte: sito dell’associazione LIBERA cui rimandiamo per conoscere di più.